Cruijff, i miti e i giochi della memoria.

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La strada che passa davanti a casa è larga tre metri e mezzo, una strada di campagna come ce ne sono tante.

Le case del quartiere dove sono cresciuto non erano molte, ma erano diversi i bambini che avevano la mia età, e così, spesso, quanto più ci era possibile ci si trovava sulla strada per giocare a pallone. Le macchine che passavano erano poche, le porte erano i cancelletti delle abitazioni, la lunghezza del nostro “campo” era poco più di trenta metri, quando iniziavamo a giocare non eravamo più noi, ma erano Kroll, Cruijff, Pulici che si scontravano su quella piccola strada, o meglio, ognuno aveva i suoi, per me gli idoli erano loro, io ero loro. Quando ricevetti in regalo la maglietta della nazionale col numero 11 fu uno dei giorni più belli della mia infanzia.

Ieri Cruijff se n’è andato, centinaia di articoli lo hanno celebrato sulle testate di tutti i giornali per quello che ha rappresentato per il calcio europeo e mondiale. Per me era l’eleganza al servizio dell’efficacia e della fantasia, quello che avrei voluto essere.

Quando ho letto la notizia mi sono rivisto prendere il pallone sotto braccio, uscire dal cancelletto, suonare al campanello dei vicini e iniziare a giocare.

Grazie.

Johan_Cruijff_(1974)